Una Favola Raccontata Da Un Idiota

Saggio/spettacolo degli allievidel corso avanzato del laboratorio di recitazione

 dai testi di

 Anton Cechov 

William Shakespeare

Introduzione

Cominciando con il russo Anton Cechov niente potrebbe essere più indicativo che il termine “idiota” dostoevskijanamente inteso. L’idiota, anche in Cechov, non è certo lo scemo, ma quello che per ingenua semplicità non è preda dell’ipocrita ambiguità dell’uomo che professa moralità, ma agisce in modo basso e vampiresco. Passando a Shakespeare, niente di più appropriato, l’idiota, il fool, è quello, l’unico che dice la verità. È il poeta, è Cechov, è Shakespeare.

I potenti, i corrotti, gli stupidi profittatori, quelli per cui la vita non può che essere una strada senza senso, un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, una favola, non piena di senso e di ricchezza ma, appunto, raccontata da un idiota.

Il lavoro degli allievi di Experimenta, di diversa esperienza, in questo saggio/spettacolo passano per Cechov e Shakespeare.

Di Cechov si affrontano due atti unici inusuali e di grottesca comicità: La corista e Un nome equino. Il primo sulla rapacità umana e il secondo sulla buffa arroganza di un marito patriarca.

Da Shakespeare si lavora sulle prime quattro scene de La tempesta: la scena del naufragio con il Nostromo simbolo dell’operosità umile contro la supponenza dei potenti; la scena della dolce Miranda che apprende dal padre e mago Prospero del loro stesso destino; la scena della diabolica Ariel – da una felicissima intuizione di Jan Kott – in conflitto con Prospero; la scena dello scontro tra Prospero e il suo schiavo Calibano, simbolo del buon selvaggio dominato, incattivito e sfruttato.

Si continua con La Bisbetica domata, nella scena del primo incontro-scontro con il rude Petruccio e con il monologo della follia programmata e cinica di Riccardo III.

Ancora da Shakespeare tre scene del trittico dell’amore: l’amore solare e deciso di Romeo e Giulietta nella scena del balcone; l’amore nevrotico e perduto dall’Amleto tra Amleto e Ofelia; l’amore profondo e mortale vittima della volubilità lunare, figlia del potere, tra Antonio e Cleopatra.

E con l’apoteosi della brama di potere chiudiamo la Shakespeariana: una sequenza dal Macbeth dove per il potere si abdica persino alla propria sessualità.

Riccardo De Luca

PERSONAGGI E INTERPRETI

Da LA CORISTA di Anton Cechov
VALIA LA CORISTA – Amalia Abbisogno
NINA LA MOGLIE – Elisabetta De Luca
KOLPAKOV il marito – Augusto Petrellese

Da UN NOME EQUINO di Anton Cechov
MAXIME – Andrea Soriano
SIGNORA – Roberta De Pasquale
ECONOMA – Anna Rosa Confuorto
AMMINISTRATORE – Augusto Petrellese

Da LA TEMPESTA di William Shakespeare
NOSTROMO  – Andrea Soriano
PROSPERO – Augusto Petrellese
MIRANDA – Milena Cozzolino
ARIEL – Gisella Cornelio
CALIBANO – Miriam Andrisani

Da LA BISBETICA DOMATA
CATERINA la bisbetica – Milena Cozzolino
BIANCA la sorella – Miriam Andrisani
PETRUCCIO – Augusto Petrellese

Da RICCARDO III
RICCARDO III – Michele Romano

Da ROMEO E GIULIETTA
ROMEO – Augusto Petrellese
GIULIETTA – Gisella Cornelio

Da AMLETO
AMLETO – Elisabetta De Luca
OFELIA – Amalia Abbisogno

Da ANTONIO E CLEOPATRA
ANTONIO – Augusto Petrellese
CLEOPATRA – Anna Rosa Confuorto
SERVO – Andrea Soriano
CONTADINO – Michele Romano

Da MACBETH
STREGA GRISOBISO – Gisella Cornelio
STREGA SBOVA – Anna Rosa Conforto
STREGA BODDA – Amalia Abbisogno
MACBETH – Augusto Petrellese
LADY MACBETH – Elisabetta De Luca

La scuola di recitazione Experimenta, diretta da Riccardo De Luca, presenta alla Sala Ferrari di Napoli lo spettacolo “Una favola raccontata da un idiota.” Un’opera che si divide in due parti. Una prima nella quale i giovani attori della compagnia si cimentano con Anton Cechov. Una seconda dove il regista mescola con sapienza alcune tra le scene più celebri della drammaturgia di Shakespeare.
Un teatro quello di De Luca che vive nell’assenza di scenografia. Nessuno oggetto sul palco, nessun abito di scena. Un vuoto che è colmato dal corpo degli attori. I loro gesti, il loro moto – frenetico a tratti – creano magicamente ambienti dal nulla, rendono visibile ciò che non lo è.
Si inizia con due divertenti atti unici di Cechov, “La corista” e “Un nome equino.” Nel primo Nina (esilarante l’interpretazione di Elisabetta De Luca), una moglie tradita, si reca a casa dell’amante del marito, Valia. Facendo leva sulla sensibilità e sulla generosità della donna, Nina si fa consegnare da lei tutti i gioielli, trasformandosi da vittima in carnefice. Il secondo, ancora più spassoso, vede come protagonista il prepotente e buffo Maxime (un vero talento il giovanissimo Andrea Soriano) che, alle prese con un terribile mal di denti, sconvolge la giornata della moglie (equilibratamente sopra le righe l’interpretazione di Roberta De Pasquale) e della servitù.
La seconda parte dello spettacolo, dedicata a Shakespeare, prende avvio da alcune scene dell’ultima opera del drammaturgo “La Tempesta.” In una di queste, dal magnifico impatto visivo, il mostruoso Calibano  (reso quasi delicato dalla convincente prova di Miriam Andrisiani) si aggira tra i corpi degli attori che si mutano per l’occasione in alberi e boschi, dando vita, complice anche il sottofondo musicale, a un’atmosfera da sogno.
Poi l’amore nella “Bisbetica Domata” nell’incontro-scontro tra  la scorbutica Caterina e Petruccio. In un amore che si nega per poi concedersi e negarsi nuovamente, bravi qui gli attori (Milena Cozzolino e Augusto Petrellese) a bistrattarsi e azzuffarsi sul palcoscenico, quasi a mostrare come è irta di ostacoli la strada che conduce all’amore.
Entra in scena poi il deforme Riccardo (suggestiva l’interpretazione di Michele Romano) che non riesce a godere di un tempo senza guerra. La pace, la gioia di fuori stridono, infatti, con il suo corpo mostruoso. Solo e abbandonato, non può allora che contemplare la sua ombra e ordire trame di morte.
Segue un trittico d’amore. All’amore giovanile e raggiante di Romeo e Giulietta nella scena del balcone si oppone quello ripudiato tra Amleto e Ofelia. Amleto estende il suo odio per il genere umano alla povera e disorientata Ofelia (commovente Amalia Abbisogno). Infine, l’amore lussurioso, contorto, ma non meno sincero e potente tra Antonio e Cleopatra (intensa la prova di Anna Rosa Confuorto).
Si conclude con “Macbeth” e con il meraviglioso monologo che dà il titolo allo spettacolo di De Luca. In un originale scambio di ruoli viene pronunciato non dal protagonista dell’opera bensì da sua moglie, l’oscura Lady Macbeth. “Spegniti, spegniti breve candela! La vita non è che un’ombra del cammina, un povero commediante che si agita e si pavoneggia sulla scena del mondo per la sua ora, e poi nessuno ne parla più, è una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa niente.”
Alla fine, gli attori e il regista vengono sommersi dagli applausi. Presente alla rappresentazione anche Isa Danieli. Un omaggio sentito di una grande attrice.

Giancarlo Donadio