“Lassù, su quel piccolo palco, illuminato dalla sua minuscola ribalta, io ho detto poesia e poi ho recitato, ho imparato le cose iniziali del teatro che sono modeste, forse, ma fondamentali e che sono tante. Come le ho imparate? Empiricamente, con una fatica “imitativa” – ma nessuno ci spiegava cos’altro bisognava fare, se non “imitare il maestro”! – senza sostegni teorici, ma continuativamente, cercando di parlare almeno chiaro, di dire le parole giuste, di farsi “sentire” dagli altri e di “dare” quando si poteva qualcosa di “emotivo” agli altri in ascolto. I “maestri” occorrono. Diversi, con “modi” e rapporti diversi da un tempo. Ma occorrono.”

Giorgio Strehler

L’associazione culturale Experimenta, oltre ad essere una Compagnia di teatro e una Compagnia di cinema, produce da molti anni il Laboratorio di recitazione. Il suo formatore principale, Riccardo De Luca, insegna recitazione dal 1985 e lo fa come professione primaria, alternandola a quella di regista e di attore.

Tutti gli allievi di Experimenta hanno avuto una solida formazione artistica o quanto meno una forte sollecitazione all’ interessamento verso l’arte drammatica.

Chi poi non avesse particolari velleità artistiche può fare parte dei corsi di recitazione anche per perfezionare la dizione o il semplice scioglimento e la fluidità del movimento.

Il potenziamento delle capacità espressive in senso lato, dalla voce al corpo, dallo studio delle intonazioni e delle sottostanti motivazioni, alle relative, conseguenti o preesistenti musicalità corporee, che di ciascun individuo ne sono il mondo, il suo speciale e unico universo espressivo, emotivo, esistenziale.

Come scoprirlo, come accrescerlo è questo che andremo a svelare prendendo parte a questo laboratorio di recitazione.

“Il rapporto didattico è di per sé un rapporto “teatrale”. Il buon professore è colui che sa teatralizzare la trasmissione del suo sapere.”

Umberto Eco

METODI

I sistemi di studio usati sono personalizzati perché

“Non ci può essere una via creativa uguale per tutti.”

Stanislavskij

“Nella vita quotidiana, “se” è evasione, in teatro “se” è la verità. Quando siamo persuasi a credere a questa verità, allora teatro e vita sono la stessa cosa. Questa è una mira elevata. Evoca un duro travaglio.
Recitare richiede molto lavoro. Ma quando lo sperimentiamo nella recita, allora esso non è più un lavoro.
“A play is play, recitare è recitare: recitare è un gioco”.

Peter Brook

Trovare il contatto profondo tra l’accettazione di sé e l’incontro con l’altro. D’altra parte il teatro è fatto di dialoghi di qualcuno con qualcuno. “Mostrarsi”. “Io sono”. È la riconquista del più arcaico, infantile (non c’è un bambino nascosto in ogni attore?) senso psico-fisico dell’ “io sono”. Un valore terapeutico in senso lato attraverso la parola, il suono, il gesto, il movimento.

L’opposto del culto dell’immagine, dell’apparire, dell’apparenza è ritrovare la parte profonda del senso del sé, accettarsi e sviluppare quello che noi abbiamo dentro. Rompendo muri e gabbie anti-espressive che ci costringono e ci imprigionano.

Ognuno vive e sente a suo modo, con una propria sensibilità e una propria personalità che, di pari passo con ‘la tecnica’, vanno scoperte, accompagnate, a volte spettinate, ma sempre guidate, per poter costruire, volta per volta, personaggi unici, che vivano e facciano vivere.

La pratica e la tecnica verranno, come sempre, ricercate soprattutto sui testi di William Shakespeare.

“Dite il vostro discorso, vi prego, come ve l’ho recitato io; come se vi danzasse sulla lingua”

William Shakespeare